# Come insegnare all'AI a conoscerti profondamente e a scrivere come te

> Un'intervista di 50 domande condotta dall'AI produce il file che cambia le tue mail, i tuoi articoli e le pagine del tuo sito. Dentro c'è il prompt completo, più quello che ho corretto dopo il mio primo giro da 100 domande.

Autore: Fabrizio Romano · Pubblicato: 6 agosto 2026 · Lettura: 18 min di lettura

Fonte: https://futuriamarketing.com/blog/intervista-identita-ai-50-domande/

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> *L’AI scrive come la media di internet, finché non le dai il file che le spiega chi sei.*

**TL;DR** — C’è un modo per smettere di ricevere dall’AI testi corretti ma anonimi: farti intervistare da lei. Un’intervista strutturata da 50 domande tira fuori le regole con cui lavori — come scrivi, cosa rifiuti, come giudichi — e le comprime in un file che l’AI legge prima di ogni lavoro. Da quel momento le mail escono con le tue aperture, gli articoli con le tue posizioni, le pagine del sito senza quella pasta generica che riconosci a due metri. Sotto trovi tutti e due i prompt da copiare — quello dell’intervista e quello che compila il profilo — dove salvare il file perché non vada perso, e il difetto che ho misurato nel mio primo giro da 100 domande, con la correzione già incorporata. Tempo richiesto: 3-4 ore, spalmate su cinque sessioni.

## Perché l’AI che usi non suona come te

Fai una prova che probabilmente hai già fatto: chiedi all’AI di scriverti una mail per un cliente. Esce corretta, educata, ben strutturata. E anonima. Potrebbe averla scritta chiunque, per chiunque — e infatti è questo il punto: senza informazioni su di te, l’AI restituisce la media di internet.

Il problema non è il modello. È che il grosso di quello che rende riconoscibile il tuo modo di lavorare non è mai stato scritto da nessuna parte. Come apri una mail. Dove metti la tesi in un testo. Le parole che non useresti mai. Come dici a un cliente che l’errore è suo senza perderlo. Sono regole che applichi ogni giorno, ma non ce n’è mai stato bisogno di metterle nero su bianco.

Adesso il bisogno c’è, perché quelle regole in un file cambiano tutto quello che l’AI produce per te:

- **Le mail** escono con le tue aperture e le tue chiusure, non con “Spero che questa email ti trovi bene”.
- **Gli articoli e i contenuti** partono dalle tue posizioni reali, invece di galleggiare in generalità che potrebbe firmare chiunque.
- **Le pagine del tuo sito** smettono di avere quel testo gonfio e vuoto che hai già visto in ogni sito rifatto con l’AI negli ultimi due anni.
- **Chi scrive per te** — collaboratore, ghostwriter, agenzia — ha finalmente un documento su cui basarsi, invece di andare a sensazione.

La domanda diventa: come tiri fuori quelle regole dalla tua testa? Non con l’introspezione — nessuno sa descrivere il proprio stile a freddo. Con un’intervista.

## Come funziona: due passaggi

Il processo non l’ho inventato io: viene da Ruben Hassid, che l’ha pubblicato con il nome *“I can be you”* ([lo trovi qui](https://ruben.substack.com/p/youre-just-a-text-file)). Io l’ho rifatto, misurato e corretto — ci arrivo tra poco. La struttura è in due passaggi.

**1. L’intervista.** L’AI ti fa domande, una alla volta, e tu rispondi — meglio se a voce, con la dettatura: esce più materiale e meno auto-censura. Io uso Wispr Flow, che ha anche un piano gratuito e trasforma il parlato in testo pulito dentro qualunque app; in alternativa va bene il microfono di ChatGPT o del telefono. Non è un questionario a crocette: è un’intervista giornalistica. Come ho spiegato a un collega che me lo chiedeva:

> Il giornalista ha una serie di punti di cui vuole parlare, ma poi le domande le tara in base alle risposte che dai. Se ti chiedo qual è il tuo gusto di gelato preferito e mi dici il pistacchio, ti chiedo: come mai il pistacchio? Sei mai stato a Bronte?

Alla fine hai una trascrizione enorme di materiale grezzo — la mia è sui venti-venticinquemila parole.

**2. La compilazione.** Un secondo prompt legge la trascrizione e la comprime in un profilo di poche migliaia di parole, strutturato in sezioni: voce, regole di scrittura, cose da non fare mai, esempi giusto/sbagliato, contraddizioni da preservare.

Quel profilo è il file che conta. E qui c’è un dettaglio che decide se il lavoro sopravvive o muore: **dove lo metti**.

Se resta in una chat, è già perso — tra due settimane non ricordi più quale conversazione era. Serve un posto fisso che l’AI legge a inizio sessione, sempre lo stesso.

Noi lo risolviamo con il SecondBrain: la memoria aziendale in file di testo che le nostre AI leggono prima di lavorare. Lì il profilo identità ha una casa precisa, e ogni sessione parte già sapendo chi sei, senza che tu debba ricordarti di allegarlo. Se vuoi vedere come è impostato, [ne ho scritto qui](https://futuriamarketing.com/blog/secondbrain-ai-azienda-30-minuti).

Il principio comunque vale anche senza: in ChatGPT crei un Progetto e incolli il profilo nelle istruzioni del Progetto; in Claude crei un Progetto e carichi il file nella sua knowledge. Da lì, ogni chat aperta in quel Progetto parte già col profilo letto.

Questa intervista è anche uno dei passaggi con cui costruiamo il nostro [assistente AI agentico](https://futuriamarketing.com/servizi/ai-agentica/): un’AI che non aspetta le tue domande in una chat, ma lavora dentro i tuoi strumenti — mail, CRM, calendario — con una memoria aziendale propria e compiti che porta a termine da sola. La differenza con un chatbot normale la fanno esattamente cose come questa: un chatbot risponde a chiunque allo stesso modo, un assistente che ha in memoria il tuo profilo scrive e giudica come faresti tu.

## Il mio primo giro: sei ore, e un difetto misurato

A maggio ho fatto il processo completo su di me: 100 domande, sette aree tematiche, sei ore. Il file che ne è uscito lo uso ogni giorno e ha ripagato il tempo molte volte.

Però rileggendo la trascrizione ho contato una cosa che non mi aspettavo. Nelle prime 15 domande l’intervistatore mi aveva incalzato 6 volte — risposte respinte perché vaghe, contraddizioni contestate con esempi presi dalle mie call vere. Da uno di quei rilanci è uscita una frase che oggi uso davvero con i clienti. Nelle ultime 65 domande: zero rilanci. Le domande erano diventate menu a scelta multipla, spesso aperte dalla parola “Veloce:” — venti volte. A una di queste la mia risposta, per intero, è stata: **“B, C.”**

Due lettere. Da un processo pagato sei ore della mia giornata.

La spiegazione comoda sarebbe “l’AI si stanca”. Quella vera è più utile: il mio prompt dichiarava una modalità — “incalza, chiedi esempi, contesta le risposte vaghe” — senza nessun numero che la rendesse verificabile. E fissava una quota, 100 domande, che premiava chi arriva in fondo, non chi estrae. L’AI ha ottimizzato per l’unica metrica misurabile che le avevo dato: chiudere. Una regola dichiarata e mai misurata non è una regola, è un desiderio — e vale per i prompt esattamente come per i processi aziendali.

La versione che trovi qui sotto è costruita su questa lezione: 50 domande invece di 100, e regole precise per ogni comportamento che voglio dall’intervistatore.

## I sei meccanismi che tengono alta la pressione

**1. Gate di accettazione.** Una domanda è chiusa solo se la risposta contiene almeno una di tre cose: una frase che diresti davvero parola per parola, una scena concreta (chi, quando, cosa è successo dopo), oppure una regola con il suo confine — “vale sempre tranne quando X”. Altrimenti la domanda non è finita e il contatore non avanza.

**2. Divieto di domanda chiusa.** Zero menu, zero sì/no, zero “rispondi in una riga”. Un menu trasforma l’estrazione in riconoscimento: confermi le ipotesi dell’AI invece di tirare fuori materiale tuo. “Cosa ti dà fastidio nei post LinkedIn” è una categoria; “l’ultima volta che hai chiuso un post a metà: cosa avevi appena letto” è una domanda.

**3. Pavimento di rilancio.** Minimo un rilancio ogni tre domande, minimo due per blocco. E argomentato — nomina il problema, porta l’evidenza che contraddice, chiedi quale versione è quella vera. “Puoi approfondire?” non conta: è la versione educata di non aver ascoltato.

**4. Handoff scritto tra i blocchi.** Ogni blocco chiude con un riassunto di stato: pattern emersi, frasi raccolte, contraddizioni aperte. Il blocco dopo parte da quel documento, in una sessione nuova — non da ventimila parole di trascrizione che saturano la memoria del modello.

**5. Escalation obbligatoria.** Dal secondo blocco in poi, almeno due domande devono riprendere una risposta precedente e metterla sotto pressione. La domanda 40 deve essere più difficile della 10, perché ha 39 risposte alle spalle da incrociare. Nel mio primo giro era il contrario.

**6. Self-audit stampato.** A fine blocco l’intervistatore scrive i suoi numeri: rilanci fatti, domande a menu usate (deve essere zero), risposte respinte. Se un minimo non è rispettato, il blocco non è chiuso.

Più una valvola di sicurezza: se un blocco smette di produrre materiale nuovo, l’intervistatore lo dichiara e chiude in anticipo. Cinquanta è un tetto, non una quota da bruciare.

## Il prompt completo, 50 domande

Da incollare all’apertura di ogni blocco, sostituendo le variabili tra parentesi quadre. Dal secondo blocco in poi ci alleghi anche gli handoff dei blocchi già fatti.

```
Sei un intervistatore che estrae l'identità operativa di una persona per costruire un
file di contesto che permetterà a un'AI di scrivere, giudicare e rifiutare come farebbe
lei. Non stai facendo un questionario: stai facendo un'intervista giornalistica a un
soggetto che ha materiale vero e poca voglia di tirarlo fuori.

INTERVISTATO: [nome, ruolo, azienda]
CONTESTO DISPONIBILE: [fonti che puoi leggere: call, post, email, sito, documenti.
Se non ce ne sono, scrivi "nessuno" e basati solo sulle risposte.]
LINGUA: [italiano]
BLOCCO CORRENTE: [1/2/3/4/5]
HANDOFF PRECEDENTI: [incolla qui gli handoff dei blocchi già fatti, o "nessuno"]

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STRUTTURA — 5 blocchi da 10 domande
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Blocco 1 — Convinzioni e posizioni contrarian
  Cosa pensa che lo metta in conflitto con i colleghi. Non truismi: posizioni che ha
  visto rifiutare o deridere, e che difende comunque.

Blocco 2 — Meccanica di scrittura e struttura
  Come costruisce un testo. Punteggiatura, lunghezza dei blocchi, ordine delle
  informazioni, dove mette la tesi, cosa taglia in revisione, come cambia per canale.

Blocco 3 — Voce, umorismo, gestione del conflitto
  Che tipo di humor usa e quale rifiuta. Come dice di no, come ammette un errore, come
  reagisce a un elogio, come gestisce un disaccordo, come scrive sotto stress.

Blocco 4 — Gusto: cosa ammira, cosa gli fa cringe
  Chi stima e perché — separando il metodo dal merito. Cosa gli fa chiudere la pagina.
  Frasi, format, pose che non tollera.

Blocco 5 — Hard no e red flag
  Cosa non farebbe mai, per ragioni etiche o operative. Cosa gli fa archiviare una
  persona o un'opportunità senza appello.

Fai UNA domanda alla volta. Aspetti la risposta prima della successiva. Mai batch.

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LE SEI REGOLE — non negoziabili
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1. GATE DI ACCETTAZIONE
   Una domanda è chiusa solo quando la risposta contiene almeno UNO di questi:
   (a) una frase verbatim che l'intervistato userebbe davvero — parole sue, non
       parafrasi tua;
   (b) una scena nominata — chi era, quando, cosa hai detto, cosa è successo dopo;
   (c) una regola con il suo confine — "vale sempre tranne quando X".
   Se la risposta non contiene nessuno dei tre, NON hai finito la domanda: rilanci.
   Il contatore non avanza. Dichiaralo: "Questa non è ancora chiusa, mi manca [X]."

2. DIVIETO DI DOMANDA CHIUSA
   Vietato: menu a scelta multipla (a/b/c/d), domande sì/no, "quale di queste ti fa
   più cringe", "rispondi in una riga", liste da spuntare.
   Motivo: il menu trasforma l'estrazione in riconoscimento. L'intervistato ratifica
   le TUE ipotesi invece di tirare fuori materiale suo, e ottieni "B, C." — che non
   contiene voce, non contiene scena, non contiene niente.
   Ogni domanda è aperta e su UNA cosa specifica. "Cosa ti fa cringe nei post
   LinkedIn" è debole. "L'ultima volta che hai chiuso un post a metà: cosa avevi
   appena letto" è una domanda.

3. PAVIMENTO DI RILANCIO
   Minimo 1 rilancio ogni 3 domande. Minimo 2 per blocco.
   Rilanci sempre quando: la risposta è astratta · contraddice una risposta precedente
   · contraddice il contesto che hai letto · è ortodossia travestita da posizione
   contrarian · è più corta di due frasi su una domanda che chiedeva una scena.
   Il rilancio è specifico e argomentato, non "puoi approfondire?". Modello:
   "Non regge, te lo dico onestamente. [Problema uno]. [Problema due]. Nel materiale
   che ho letto vedo invece [evidenza]. Quale delle due è la tua posizione vera?"

4. HANDOFF
   A fine blocco produci un handoff scritto (formato sotto). Il blocco successivo
   riparte da lì, in una sessione nuova. Non chiedere di continuare nello stesso thread.

5. ESCALATION
   Dal Blocco 2 in poi, almeno 2 domande devono citare una risposta precedente e
   metterla sotto pressione: una contraddizione da sciogliere, un self-claim da
   verificare, una regola da testare su un caso limite.
   La domanda 40 deve essere PIÙ difficile della 10, perché ha 39 risposte alle
   spalle. Se ti accorgi che stai facendo domande più facili di quelle iniziali,
   fermati e rifalle.

6. SELF-AUDIT
   A fine blocco stampi: domande chiuse [n/10] · rilanci fatti [n, minimo 2] ·
   domande a scelta multipla usate [deve essere 0] · gate falliti e riaperti [n] ·
   domande di escalation [n, minimo 2 dal Blocco 2] · lunghezza media risposta.
   Se un numero non rispetta il minimo, il blocco NON è chiuso: recuperi prima di
   passare oltre.

CONDIZIONE DI STOP ALTERNATIVA
   Se un blocco smette di produrre materiale nuovo — le ultime tre risposte
   confermano solo pattern già emersi — dichiaralo e chiudi in anticipo. Meglio 7
   domande vive che 10 di cui 3 riempitive. Il conteggio è un tetto, non una quota.

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COME SI SCRIVE UNA BUONA DOMANDA
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- Parti da una cosa specifica e recente, non da una categoria astratta.
- Chiedi l'ultima volta che è successo, non "in generale cosa fai".
- Quando cerchi una posizione contrarian, usa il test del contraddittorio: "se domani
  dicessi questa frase davanti a trenta colleghi, chi alzerebbe la mano per ribattere?"
- Quando cerchi una regola di scrittura, chiedi il caso in cui la regola si rompe.
- Quando cerchi un gusto, chiedi l'esempio positivo prima del negativo: cosa ammiri
  produce materiale migliore di cosa detesti, ed è più difficile da falsificare.
- Se l'intervistato apre spontaneamente un tema nuovo e forte, seguilo. Registralo come
  domanda del blocco e riallinea il budget. La sua deriva vale più della tua scaletta.

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COSA ANNOTI DOPO OGNI RISPOSTA
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Dopo ogni domanda chiusa scrivi un blocco "Pattern emerso", 2-5 righe:
- la regola operativa che ne ricavi, in forma applicabile da un'AI;
- le frasi verbatim da mettere in phrase bank;
- le coerenze o le tensioni con risposte precedenti (cita il numero della domanda);
- se il materiale è candidato per hard refusal, decision rule o golden example.

Sono le note che rendono compilabile il profilo. Senza, alla fine hai una trascrizione
e nessuno che l'abbia letta.

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FORMATO HANDOFF (fine blocco)
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## Handoff Blocco [n]

**Pattern consolidati**: [regole emerse, con il numero della domanda che le sostiene]
**Frasi verbatim raccolte**: [phrase bank grezza]
**Tensioni aperte**: [contraddizioni non ancora sciolte — materiale per l'escalation
del blocco successivo]
**Self-claim da verificare**: [cose che ha detto di sé e che vanno testate su casi
concreti]
**Domande da riaprire**: [gate falliti che hai lasciato passare e vuoi recuperare]
**Self-audit**: [i sei numeri]

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Ora apri il blocco corrente. Prima domanda.
```

## Il secondo prompt: da trascrizione a profilo

L’intervista da sola non serve a niente: ti lascia con ventimila parole che nessuna AI leggerà volentieri a ogni sessione. Serve il passaggio di compressione.

Il secondo prompt prende la trascrizione completa e la riscrive come profilo strutturato. Le sezioni che nel mio caso hanno fatto più lavoro sono tre, in ordine di utilità reale:

**Gli esempi giusto/sbagliato.** Per ogni situazione ricorrente — consegnare un lavoro, dare un feedback scomodo, rispondere a un elogio — una versione sbagliata, una giusta e la spiegazione del perché. È la sezione che l’AI usa di più, perché un esempio concreto batte dieci regole astratte.

**Le contraddizioni produttive.** Non si risolvono, si dichiarano. Io predico processi e sistemi scalabili e nello stesso tempo l’azienda oggi dipende ancora troppo da me: se il profilo nasconde la tensione, l’AI scrive un personaggio piatto che non sono io. Se la dichiara e spiega come tenerla insieme, funziona.

**Le cose su cui non ha materiale.** Una sezione che dice esplicitamente all’AI cosa non deve dedurre: le mie preferenze culturali fuori dal lavoro non sono emerse, quindi non se le inventa. Senza questa sezione, il modello riempie i buchi con la media di internet — ed è lì che il file smette di essere tuo.

Eccolo per intero, da incollare in una sessione nuova insieme alla trascrizione completa dei cinque blocchi:

```
Hai la trascrizione completa di un'intervista identità (50 domande, 5 blocchi, con le
note "Pattern emerso" e gli handoff).

Compila un profilo identità in XML che un'AI leggerà a inizio sessione per scrivere,
giudicare e rifiutare come farebbe l'intervistato.

REGOLE DI COMPILAZIONE
- Solo materiale presente nella trascrizione. Zero inferenze decorative, zero
  riempitivi da manuale di brand voice.
- Preferisci l'esempio concreto alla regola astratta. Dove hai una frase verbatim,
  usala.
- Ogni regola deve essere applicabile: un'AI deve poterla usare per decidere, non solo
  per capire.
- Le contraddizioni non si risolvono: si dichiarano e si spiega come tenerle insieme.
- Quello su cui non hai materiale va in do_not_infer, esplicitamente. È la sezione che
  impedisce all'AI di inventare.
- Target 2.000-5.000 token. Se sfori, tagli le regole ridondanti, non gli esempi.

STRUTTURA DI OUTPUT

<about_me>
<usage>Quando leggere il file, cosa sovrascrive cosa, da dove viene, per cosa si usa.</usage>
<priority>Ordine di precedenza fra istruzioni correnti, verità, rifiuti e stile.</priority>
<identity_context>Chi è, cosa fa, dove sta andando, posizioni pubbliche, self-claim
espliciti, auto-flag onesti sui propri gap.</identity_context>
<voice_fingerprint>Come suona: registro, densità, modello cognitivo, forme di humor,
cosa cambia sotto stress.</voice_fingerprint>
<writing_laws>Regole di scrittura in forma Do/Avoid, una per riga.</writing_laws>
<communication_laws>Regole per email, call, consegne, disaccordi, cattive notizie,
rifiuti.</communication_laws>
<hard_refusals>Cosa non fare mai, ciascuno con l'alternativa corretta.</hard_refusals>
<taste_loves>Cosa ammira e perché.</taste_loves>
<taste_disgusts>Cosa gli fa chiudere la pagina.</taste_disgusts>
<phrase_bank><use>frasi sue</use><avoid>frasi bandite</avoid></phrase_bank>
<signature_tells>Tic riconoscibili: aperture, punteggiatura, incisi, chiusure.</signature_tells>
<decision_rules>Come decide quando le regole non bastano.</decision_rules>
<productive_contradictions>Tensioni reali + come preservarle senza appiattirle.</productive_contradictions>
<golden_examples>4-6 esempi con contesto, versione sbagliata, versione giusta e il
perché. È la sezione che fa più lavoro di tutte le altre: non risparmiare qui.</golden_examples>
<do_not_infer>Cosa non è emerso e non va assunto.</do_not_infer>
<final_instruction>Come applicare il file di default.</final_instruction>
</about_me>
```

## Due obiezioni che mi aspetto

**“Un file di testo non può contenere una persona.”** No, e non è quello che fa. Contiene le regole con cui quella persona lavora, che è una cosa molto più piccola e molto più utile. Il test non è “questo file mi somiglia”: il test è “do il file a un’AI su un lavoro vero e riconosco il risultato come mio”. Sul mio funziona per le mail, per i post e per il feedback ai clienti. Non funziona per le decisioni strategiche, e non deve: quelle restano mie, e nel profilo c’è scritto pure quello.

**“Tre-quattro ore sono tante.”** Sono tante se le confronti con zero. Confrontale invece con il tempo che passi ogni settimana a riscrivere output generici, o a spiegare da capo il tono a chi scrive per te. E poi il file non serve solo all’AI: dopo l’intervista ho messo per iscritto cose che facevo da anni senza averle mai formulate. Vale già così, anche se domani spegnessero tutti i modelli.

Un’ultima cosa, per onestà: la versione a 50 domande l’ho scritta, non l’ho ancora rifatta su me stesso. La prima persona su cui girerà sarà probabilmente un cliente, e quando avrò i numeri del secondo giro li scrivo qui. Se ti dicessi adesso che funziona meglio, ti starei vendendo una previsione spacciandola per un risultato.

## Cosa fare adesso

Se vuoi partire lunedì mattina:

**Uno.** Prendi il prompt qui sopra, incollalo in Claude o in ChatGPT con la dettatura vocale attiva, e fai solo il Blocco 1. Dieci domande, quaranta minuti. Non impegnarti per gli altri quattro: se il primo blocco non ti tira fuori niente che non sapessi già, hai perso quaranta minuti e lo sai subito.

**Due.** Prima di partire, raduna il materiale su cui l’intervistatore può contestarti — call trascritte, mail che hai scritto davvero, post tuoi. Le domande migliori che ho ricevuto sono nate tutte da lì: senza evidenza, l’AI ti crede sulla parola, che è il modo più veloce per ottenere un profilo che ti somiglia solo nelle intenzioni.

**Tre.** Decidi subito dove vivrà il file compilato: un posto solo, che l’AI legge in automatico a ogni sessione. Se hai già una memoria aziendale strutturata, è lì; se non ce l’hai, crea oggi stesso un Progetto in ChatGPT o Claude — è il contenitore dove il profilo vivrà, e ci metti due minuti.

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*P.S. — Sono davvero curioso di sapere se il processo regge su un’altra persona e su un altro modello. Se lo provi, scrivimi come è andata: i numeri del tuo self-audit mi servono più di qualunque complimento.*
